Valore al centro storico

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di Fausto Quintavalle

Cosa avevano in comune William Shakespeare e Johan Wolfgang von Goethe? Erano entrambi innamorati dell’eterna Roma. Il poeta inglese fu talmente colpito da questa città che nella sua vita ne scrisse ben 290 volte, e solo 60 di Londra. Allo stesso modo fu sedotto il suo collega tedesco Goethe che confiderà all’amico Eckermann circa trent’anni dopo il suo soggiorno romano: “Si, io posso dire che solamente a Roma ho sentito che cosa voglia dire essere un uomo. Non sono mai più tornato a uno stato d’animo così elevato, né a una tale felicità di sentire. Confrontando il mio stato d’animo di quando ero in Roma, non sono stato, da allora, mai più felice”.

Una città affascinante la nostra, il cui centro, “il Primo Polo” protetto dalle mura di Aureliano e Probo, è stato inserito nel 1980 – insieme con le Proprietà Extraterritoriali della Santa Sede nella Città e la Basilica di San Paolo fuori le Mura – nel Patrimonio Mondiale Unesco. Esteso, nel 1990, ai Beni compresi entro le Mura di Urbano VIII.

Efficaci ed esaustive le motivazioni di quella scelta che definirono la città “capolavoro del genio creativo umano, mostra un importante scambio di valori umani, negli sviluppi dell’architettura e delle tecnologie, dell’arte monumentale, urbanistica o paesaggistica, direttamente o materialmente legato a eventi o tradizioni con idee, con credi, con lavori artistici o letterari d’eccezionale valore universale”.

Roma, infatti, non appare solamente una città agli occhi di chi la visita. Seguendo l’esempio di Goethe, il turista ne viene ammaliato per la sua continuità, per le chiese che si sovrappongono ai templi, per le religioni che in essa hanno trovato domicilio, per il cielo sotto il quale morì Cesare e trionfò Costantino, e per il suo fiume. È proprio dal Tevere che in queste poche righe si vuole partire per un tour ideale alla scoperta di questa città, la “communis patria omnium”, la Capitale di tutti, Roma.

Da ponte Milvio alle storiche basiliche della città

Il Tevere è parte integrante di Roma. Ripercorrendo idealmente insieme il suo corso originario, seguendo la corrente a partire dal vecchio ponte Milvio, si incontra il lungo tratto a monte di Ponte Sant’Angelo – dove i porti della legna e di Ripetta, oggi distrutti, accoglievano le merci venute dal nord – e la splendida isola Tiberina, ancorata alle rive dai due brevi ponti romani, Ponte Fabricio del 62 a.C. e, sulla destra, Ponte Cestio, costruito vent’anni dopo. Nell’antichità, l’isola era sacra al culto di Esculapio: sul tempio dedicato al Dio venne poi eretta la chiesetta di San Bartolomeo all’isola, con un campanile a trifore del XII secolo.

Testimonianza di un passato glorioso, così come la leggendaria isola, si erge dalle rive del Tevere la sagoma a maschio tondo della Mole Adriana. Costruita nel 125 d.C. servì da sepolcro agli imperatori fino a Settimio Severo e in seguito fu riutilizzata da Aureliano come fortezza. I Papi, dopo il 1.000, ne rialzarono la parte centrale. La cinta quadrata è ancora quella romana, a cui sono stati aggiunti da papa Pio IV, nel 1565, i bastioni poligonali.

Il castello era collegato ai palazzi vaticani dal passetto del Borgo, ricavato da Alessandro VI. Ponte Sant’Angelo, edificato nel 130 dopo Cristo, era il ponte che portava al mausoleo e allora si chiamava Aelius, nome gentilizio di Adriano. Nel medioevo prese il nome di S. Pietro, perché era l’unico punto in cui si poteva varcare il fiume per raggiungere la basilica.

Il braccio del fiume che va dal castello a Ponte Sisto costeggia a sinistra la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini e il retro dei bei palazzi di Via Giulia. Sulla destra, il lungo tratto della Lungara, che collega S. Pietro al rione di Trastevere e al Porto di Ripa Grande. In questa zona, bellissime ville e palazzi tra cui la famosa Farnesina, giardino d’estate di Paolo III. Di fronte a Ripa Grande, subito dopo l’Aventino, era la zona detta la Marmorata, oggi rione di Testaccio: alla estrema periferia della città, serviva come scalo per i marmi provenienti dal mare.

Altro ponte celebre è quello originariamente chiamato Emilio, poi Lepido, poi Santa Maria, per assumere, infine, il nome di Ponte Rotto. Rovinato parecchie volte, fu restaurato più o meno bene finché, dopo una grande piena, proprio del 1598, fu abbandonato.

Il percorso cittadino del Tevere finiva qui; poi il fiume prendeva la via del mare.

Tra le bellezze della città di Roma non si può non parlare delle chiese. Cupole e campanili spuntano a centinaia dai tetti. Non si possono di certo trascurare le grandi basiliche patriarcali, né le grandi chiese famose, così come quella miriade di facciate rinascimentali, barocche e rococò presenti in diverse zone della città. Le tre basiliche romane (San Giovanni in Laterano, S. Maria Maggiore, S. Paolo fuori le mura) e le note chiese del Gesù, di Santa Maria sopra Minerva, dell’Aracoeli, di Santa Maria in Trastevere preparano alla grandiosità della Basilica di San Pietro. Girando così tra le chiese di Roma si arriva proprio a quella “grandissima cosa”, dedicata al modesto pescatore di Galilea che Arnolfo di Cambio fuse nel bronzo, lasciando poi a Bernini il proseguimento dell’opera, con la realizzazione dell’abside.

Le piazze dell’Urbe

Dirette eredi dei concetti di spazialità dei Fori imperiali, le piazze delle città rinascimentali ripropongono le grandi aree destinate alle masse, ai mercati, ai comizi, ai tornei. Pontefici urbanisti illuminati, da Sisto IV ad Alessandro VI, Leone X, Giulio II e soprattutto Sisto V, chiudono definitivamente l’era medievale delle piccole corti circoscritte e fortificate.

Grandi strade rettilinee, piazze aperte e circondate da palazzi sontuosi, architetti del peso di Bernini e Borromini caratterizzano il rivoluzionario seicento romano. Nel settecento la grandiosa fontana di Trevi dà monumentalità alla piazza. Si sale poi in un crescendo di bello, dalla “barcaccia” di Piazza di Spagna all’atmosfera translucida di Trinità dei Monti.

Tra le piazze più famose è bene ricordare Piazza del Popolo, nel Medioevo chiamata Piazza del Trullo. Accanto alla porta, dal 1099 fino al 1477, per quattro secoli la chiesa di Santa Maria del Popolo fu continuamente abbellita e dette poi il nome alla piazza. Un nome “democratico” che i romani hanno sempre amato, senza sapere che derivava da “populus”, nome latino dei pioppi accanto alla chiesa.

La storia di un’altra grandiosa piazza romana è molto singolare. È il caso di quella che in origine era il Circo Agonale e poi divenne Piazza Navona. Nell’82 d.C. Domiziano  ci costruì uno stadio, che successivamente andò in decadenza. I romani, tuttavia, continuarono ad andarci, pian piano ne smontarono le pietre, costruendo con esse delle case, sulla vasta corsia del circo fecero lizze popolari e portarono funamboli e saltimbanchi. Agli inizi del ‘600 la corsia era diventata una grande zona sterrata e polverosa, fino a diventare, poi, una delle piazze barocche più originali e pittoresche, più armoniche e complete, più vissute e frequentate di Roma.

Il Colosseo e gli altri monumenti

Parlando delle bellezze di Roma l’attenzione, alla fine, deve rivolgersi verso quei monumenti che da millenni contraddistinguono il patrimonio culturale e architettonico della città. Su tutti il Colosseo, un’opera maestosa e terribile, come scrisse Stendhal. Un‘ellissi da 188 metri, alta cinquanta. Un numero di archi mai contati. Marmi con cui è stata costruita mezza Roma rinascimentale. Un monumento che ha finito per diventare simbolo dell’Urbe, tanto da assimilare la distruzione del Colosseo alla caduta della città.

Accanto a esso, tra il Palatino e il Campidoglio, il Foro Romano: chiamato in antichità campo vaccino, poiché per circa sei secoli non fu altro che un immenso pascolo abbandonato. Fortunatamente i grandi monumenti hanno resistito e oggi possiamo ammirare le bellezze del Foro‚ l’arco di Settimio Severo, le tre colonne del tempio di Vespasiano e le otto del tempio di Saturno, la solitaria colonna di Foca, la terna del tempio di Castore e Polluce, e proprio sul fondo della Via Sacra, verso il Colosseo, il bianco arco di Tito dell’81 D.C.